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L'ORTOPEDICO RISPONDE - ARTROSI DEL GINOCCHO. L’INTERVENTO DI PROTESI

Le informazioni disponibili in queste pagine hanno solo un valore indicativo e non possono sostituire un parere medico.

La crescita dell’età media della popolazione ed il parallelo incremento della patologia artrosica hanno determinato un forte impulso nella chirurgia protesica delle grandi articolazioni dell’arto inferiore.

La protesizzazione di ginocchio, monocompartimentale o totale, ha permesso all’ortopedico di raggiungere in maniera eclatante lo scopo del proprio lavoro: ridare una funzionalità corretta e migliorare la qualità della vita dei paziente.
Il raggiungimento di tali obiettivi è stato possibile non solo grazie all’evoluzione dei modelli protesici ed all’affidabilità dei materiali, ma anche all’affinamento della tecnica chirurgica: mini-invasività intesa come rispetto dell’anatomia, chirurgia computer assistita.

L’evoluzione dei materiali ed il miglioramento del disegno delle componenti protesiche, hanno portato, insieme all’esperienza del chirurgo, a migliori risultati e hanno incentivato l’indicazione chirurgica all’intervento; la sopravvivenza delle protesi di ginocchio a 10 – 15 anni, per circa il 90% degli impianti, costituisce un dato ormai consolidato.

Esiste tuttavia un aspetto di grande importanza nella buona riuscita di tutti gli interventi in chirurgia protesica di elezione, ossia il delicato equilibrio fra risultati ed aspettative del paziente.
La richiesta di una sempre migliore qualità della vita, crescente anche nella terza età, l’aumento dell’età media e la sempre crescente richiesta di svolgere attività fisica, oltre a quella necessaria allo svolgimento delle mansioni quotidiane, impongono al chirurgo di garantire risultati sempre migliori.

E’ necessario sottolineare che non sempre esiste una correlazione positiva fra entità del quadro clinico e danno accertato radiologicamente; infatti fra i pazienti che si rivolgono all’ortopedico, in quanto affetti da artrosi con un quadro clinico di discreta o notevole consistenza, il 17% mostra un quadro radiologico di scarsa entità, il 61% di media entità e solo il 22% di grave entità, che generalmente si riscontra nei soggetti di età più avanzata.

Questo rende la dimensione del problema, ossia di quanto possa essere problematico per l’ortopedico “proporre” un intervento di protesi di ginocchio ad un paziente che spesso e volentieri non lo aspetta.
Per tale motivo ogni intervento di chirurgia sostitutiva protesica deve essere individualmente programmato e preparato per fornire al paziente un’informazione adeguata su ciò che ci si può realisticamente aspettare sottoponendosi alla protesizzazione.

La personalità del paziente e la patologia degenerativa, che spesso si accompagna a problemi di natura internistica (cardiopatia ipertensiva, diabete, insufficienza renale, insufficienza polmonare, insufficienza venosa), possono influenzare il risultato finale in maniera determinante e devono sempre essere studiate con attenzione per definire la strategia chirurgica più idonea.

Bisogna ricordare che applicare una protesi non significa “cambiare” il ginocchio e ridargli la sua primitiva efficienza, bensì riparare le superfici articolari usurate resistendo uno stato di “relativa normalità”.
Il ginocchio protesizzato non è un’articolazione normale, ma ha alcune limitazioni che non impediscono di condurre una vita normale.

Nonostante la ricerca ed il miglioramento della qualità dei materiali impiegati, la disponibilità di strumentari sempre più precisi, l’uso del computer, la durata della protesi non è eterna.
L’aumento della durata della vita, specie nel sesso femminile, spesso eccede quella fisiologica della protesi; per questo motivo solo i pazienti anziani possono aspettarsi che la loro protesi duri tutta la vita; i pazienti più giovani, che sono più attivi, usurano più in fretta la loro protesi.
Possono inoltre verificarsi delle complicazioni che talora incidono anche sul risultato finale.
L’ortopedico quando applica la protesi si prefigge di ottenere una escursione articolare completa, una buona stabilità del ginocchio e la scomparsa del dolore. Purtroppo non sempre riesce a raggiungere questi obiettivi, sia per i limiti tecnologici delle protesi, sia perché non è possibile riprodurre la normale fisiologia dell’articolazione. E’ importante quindi che il paziente comprenda che l’impianto della protesi e il risultato di differenti alternative e di inevitabili compromessi.

L'ortopedico Dr. Dario Armaroli

 

Il Dr. Dario Armaroli può essere facilmente contattato:
• presso il Centro Medico Aesculapio
Via Ferrovia, 13 – Gavardo (Bs) - telefono. 0365.31681
• per e-mail all’indirizzo: armaroli.d@alice.it

 

 

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